Alla radice del nuovo modello

admin • 21 maggio 2011

Pre requisiti per il passaggio ad una nuovo modello, i regolatori economici. Per modificare il modello attuale operando una transizione dolce occorre aver coscienza dei regolatori ontologici presenti nella Realtà Storica e che ne attuano il dinamismo.     Nuovo modello= “nuovi” regolatori     La struttura della Realtà Storica Quando immaginiamo l’intero agire umano nelle sue logiche di azione lo possiamo immaginare come composto da agire Religioso e Profano.     La totalità di questo agire si chiama “Realtà Storica”.      Non è questo il luogo per approfondire l’agire religioso, dal punto di vista del nuovo modello ci limitiamo alla considerazione di quello profano, ci occupiamo cioè della Realtà Storica Profana.     All’interno dell’agire profano notiamo immediatamente altre due ulteriori distinzioni: l’agire economico e quello sociale.     Anche di questa distinzione ci limitiamo a constatare che essa si impone per permettere all’uomo di controllare due aspetti della realtà:     la rivoluzione industriale che ci fornisce quotidianamente della base materiale necessaria alla sopravvivenza la società umana che genera e protegge la nostra vita. Che cosa precede ogni nostra azione?      La scelta. L’agire dell’uomo non è casuale, la scelta è necessaria perché l’uomo ha bisogno di prevedere il risultato che si vuole ottenere, la scelta è l’esercizio della ragione. Ciò che caratterizza la Realtà Storica in genere, e quella profana nella fattispecie, è di essere ed apparire come un continuo rifacimento di sé stessa che ha una solo obbiettivo obbligato: l’agire deve alla fine essere vitale e vitalmente operante. La scelta è lo strumento che ci consente di “pilotare” la costruzione incessante della Realtà Storica Profana. La scelta da sola non è uno strumento sufficiente.     Quali strumenti l’uomo si è dato per riuscire in questo intento?      L’uomo fin dall’inizio ha avuto bisogno di strumenti utilizzabili dalla ragione in funzione della sua scelta consapevole e corretta (= progettazione), le scienze. Le scienze sono strumenti il cui sviluppo non è legato alla persona ma al proprio essere “umanità”, le scienze sono un patrimonio super personale. L’economia mondiale, ad esempio, non finisce al finire della vita di un uomo, rimane anche dopo la sua morte. Ne consegue che nessun uomo può guidare l’economia se non per quello che ci può apparire solo come un breve istante della storia economica. Proprio per la sua limitatezza temporale l’individuo è impotente a garantire la scienza, l’uomo ha bisogno di trasferire ad altri quello che nella sua vita si è dimostrato oggettivamente vero. Nel nostro caso, di fronte alla rivoluzione industriale che ormai dura da 250 anni , è evidente la necessità di uno strumento scientifico super personale, la scienza economica.     La scienza è perciò lo strumento che l’uomo ha generato per guidare le scelte dell’umanità.     Quali sono i compiti della scienza quando essa riguarda l’umanità?      La scienza ha il compito di fornire le regole per permettere di pilotare il cambiamento dell’umanità in senso vitale e vitalmente operante.     Ci sono due grandi modi di essere scienza.     Le scienze della natura scoprono: la forza di gravità, la relatività universale, la composizione chimica dell’acqua, … . Questo è il loro scopo, scoprire, ossia rendere percepibile e accessibile alla mente del genere umano le regole già inscritte nell’universo.     Le scienze dell’umanità hanno anche il compito di costruire. Quando osserviamo una branca dell’agire umano come l’economia possiamo senz’altro affermare che essa entra in modo diretto nella produzione del nostro futuro ed è in continuo cambiamento. Ne risulta che questa scienza economica, come qualsiasi altra strumento della scelta, ha lo scopo di fornire alle persone le categorie per aiutare l’umanità a pilotare il proprio il continuo Cambiamento.     Come si pilota il Cambiamento?      Prima di tutto gestendo le regole di sviluppo generali della Realtà Storica Profana, ossia il Tipo di Società.     Il prerequisito di ogni scienza, senza eccezione, è quello di essere percepibile e comprensibile dalla ragione umana, perché la scienza è uno strumento che l’uomo usa per generare la scelta giusta per l’umanità.     Quale è la scelta giusta per pilotare il cambiamento del genere umano?      Occorre gestire il Cambiamento in modo vitale e vitalmente operante, è ovvio, pena la morte della Società, e quindi il cessare di quell’agire che abbiamo chiamato Realtà Storica. Possiamo raggiungere questo obbiettivo, come abbiamo visto     gestendo le regole di sviluppo, che abbiamo chiamato Tipo di Società, queste razionalità devono condurre alla sopravvivenza.     Di conseguenza, poiché il tipo governa le scienze che sono lo strumento che ci siamo dati per la scelta quotidiana, ogni scienza deve essere sviluppata in senso vitale e vitalmente operante.     L’economia e la società sono parti della Realtà Storica Profana e sono soggette ad uno sviluppo incessante ed inevitabile e questo sviluppo dobbiamo “pilotare”.     Cosa significa essere soggetti ad uno sviluppo inevitabile?      Significa che la mia azione deve generare per necessità e in continuazione le cause che l’hanno generata. É facile da comprendere: agisco perché sono vivo, e questa è la causa della mia azione, essere vivo. Cosa deve fare la mia azione? Deve generare la vita, che è la causa che l’ha generata, non c’è altro modo di garantire il mio essere di persona/umanità nello spazio e nel tempo.     Si tratta di un processo che possiamo definire autoattivazione.     Possiamo rappresentare questa “autoattivazione” come un’azione circolare.     Questa struttura dell’agire è alla base di tutto l’agire umano, senza di essa nessun vivente è stato generato e nessuno sussiste, e proprio per questo ogni azione deve essere finalizzata ad essa.     Ogni agire, collettivo ed individuale, per essere vitale e vitalmente operante ci apparirà così, sotto forma di ciclo.     Di conseguenza anche l’agire sociale e dall’agire di tipo economico, si strutturano come ciclo vitale e vitalmente operante.     (Vedi illustrazione5)      In che modo sono collegate tra loro economia e società?     L’economia e la società dal punto di vista dell’agire sono fuse tra loro, lo sono dal momento in cui abbiamo affidato alla rivoluzione industriale il compito di garantire la nostra salvezza materiale. Oggi senza rivoluzione industriale permanente non possiamo vivere.1     Società ed Economia si possono senz’altro raffigurare come due cicli sovrapposti. Una visione statica come quella dell’illustrazione a fianco ce le mostra nella loro interdipendenza dove il ciclo in cui l’agire delle persone è quello del consumatore si sovrappone a quello in cui l’agire delle persone fa la parte del produttore.     La cellula della società è la famiglia e quella dell’economia è l’impresa          La figura 6 ci mostra     1. l’impresa come produttrice di beni e lavoro     2. la famiglia come utilizzatrice del reddito che genera la spesa necessaria a sostenere la produzione.     Pur essendo questa immagine classica composta da due cicli, in realtà non è un’immagine sufficiente a simbolizzare al realtà, perché non ci mostra l’economia ( o l’impresa) nel nel suo continuo dinamismo. Non dobbiamo dimenticare mai, infatti, che il fine di una scienza può essere solo fornire gli strumenti per “pilotare il dinamismo” ossia il cambiamento economico e sociale, e ha la necessità di farlo in senso vitale e vitalmente operante.     Il collegamento nello reale tra LO SVILUPPO di SOCIETà e lo sviluppo dell’ECONOMIA ci spiega che la scienza ci deve mettere in grado di pilotare contemporaneamente il dinamismo sociale ed economico in senso vitale e vitalmente operante fornendoci le categorie per la nostra scelta.     Se il problema è “pilotare lo sviluppo” è la scienza deve scoprire le regole per poterlo scegliere in senso vitale e vitalmente operante.    

Il Mercato, lo strumento che gestisce lo sviluppo economico

In che modo sono collegati tra loro lo sviluppo di società ed economia?     

La società e l’economia sono collegate ontologicamente, ma non lo sono scientificamente, e questo crea un problema, un grosso problema, perché blocca la possibilità di pilotare la Realtà Storica Profana in modo scientifico. Oggi mentre l’una si sviluppa in un senso, l’altra se ne va in un altro creando conflitti tra lo sviluppo economico e quello sociale.    

Di fatto vediamo oggi gli stati e la comunità mondiale intervenire esclusivamente utilizzando le regole economiche a cui essi stessi sono soggetti, e la crisi economica attuale, con il suo perdurare, ci dice che si tratta di un potere assai limitato.    

Cosa si intende per economia reale?     

Chi regola l’economia reale?     

L’economia reale è regolata da uno strumento che la “progetta” e la “regola” in continuazione fin nei minimi capillari: questo strumento si chiama, da sempre, “Mercato”.    

Il Mercato è il momento un cui domanda sociale e offerta economica si incontrano attraverso la vendita, determinando così il prezzo di un prodotto e di conseguenza molti altri fattori dell’impresa come, fatturato, margine, occupazione, … fino all’esistenza stessa dell’azienda.    

Ma che cosa è il Mercato dal punto di vista ontologico?     

Si tratta proprio di una “sutura” di natura ontologica perché non si riesce a dividere in nessun modo l’agire di un soggetto da quello dell’altro soggetto, coesistono insieme fin dall’inizio e non posso rinunciare a nessuno dei due. Poiché il Mercato è così “fin da principio” ossia per sua natura essenziale, esso va compreso prima di tutto in questa sua dimensione.    

la sutura ontologica tra produttore e consumatore

Che cos’è una sutura ontologica?     

Una sola scelta genera due effetti, uno sulla costruzione della società in funzione della vita, l’altro in funzione dell’economia in funzione della vita.    

Quali caratteristiche ha una sutura ontologica?     

Una sutura ontologica non può fare a meno di essere uno strumento di controllo dello sviluppo e di bilanciamento, talora viene definita infatti infatti come “controller di fase” . Questa struttura rende compartecipi due dinamismi dell’agire.    

Nell’umanità di oggi in cui a torto si affida all’Economia la guida della globalizzazione, il Mercato è diventato il regolatore anche dell’azione costruttiva dell’agire sociale, pilota cioè il suo dinamismo. In questo modo la costruzione materiale è diventata preponderante sulla costruzione sociale.    

Cosa comporta il fatto che il Mercato è la sutura ontologica tra Società ed Economia?     

Il fatto ha due effetti principali:    

1. Il Mercato non può fare a meno di essere uno strumento di controllo e di bilanciamento sullo sviluppo.    

2. L’agire si comunica immediatamente tra una parte e l’altra.    

3. il mercato è parte di un ente dinamico che ha verso l’Economia valore di forma.    

La conseguenza è semplice ed enorme nello stesso tempo, se vogliamo cambiare l’Economia reale, bilanciandola e sviluppandola verso la Vita dobbiamo necessariamente cambiare le categorie logiche dell’economia reale, ossia le regole con cui funziona oggi il Mercato: solo così possiamo scegliere realmente in senso vitale e vitalmente operante. Al primo posto ci sono le regole costruttive della società nella sua relazione ontologica col mercato.    

Quali regole sono inscritte che determinano il suo servizio alla Vita?     

Lo sviluppo del Mercato in un senso o nell’altro viene definito da 5 “regole” fondamentali una sintetica e le altre analitiche    

Sono le regole che riguardano    

la sua funzione nei confronti della Società (regola sintetica)    

la sua attivazione    

la sua norma costruttiva    

l’attivazione delle sue parti    

la norma costruttiva delle sue parti    

Quale strumento consente il funzionamento del Mercato?     

Il mercato funziona esclusivamente attraverso uno strumento chiamato denaro, o attraverso i suoi sostituti. Il mercato ha funzione di forma sull’economia che è attivabile esclusivamente attraverso il profitto. Poiché ci troviamo in un’economia industriale in cui il produttore si trova anche a migliaia di km dal consumatore questa attivazione a distanza può avvenire solo attraverso lo scambio di moneta e/o dei suoi derivati.    

la moneta, il mediatore della forma

Come il mercato realizza la sua attività di forma sull’economia?     

Lo fa in modo molto semplice, il meccanismo lo conosciamo anche noi: entriamo in un qualsiasi supermercato scegliamo una scatoletta di “Baccalà alla Veneta”, paghiamo prima di uscire. Ecco fatto, io, odontotecnico veronese, col mio acquisto ho mantenuto attivo un feedback aziendale che si completa a migliaia di chilometri di distanza. Grazie a questa mia azione nel Mare del Nord, l’azienda riceve i soldi, paga i pescatori che escono a pescare…. alla fine del processo produttivo un’altra scatoletta “uguale” alla prima rimpiazzerà ciò che ho tolto dallo scaffale.    

Attraverso il mio acquisto ho mosso entrambi i cicli: ho mantenuto in vita il ciclo sociale ed insieme quello economico. Questa azione di scambio a distanza funziona e può funzionare esclusivamente attraverso lo scambio di valuta. La valuta è lo strumento che consente di scambiare il mio agire di odontotecnico italiano veneto con quello di un pescatore che sta pescando nel Mare del Nord. É la valuta lo strumento in grado di mantenere in vita il dinamismo industriale. La valuta è quindi lo strumento che attiva e mantiene attivi gli enti dinamici fenomenici tanto sociali che economici. Essa è lo strumento necessario mobilitare e regolare l’azione industriale, è necessaria anche alla Chiesa, era necessaria a Madre Teresa di Calcutta è necessaria a Radio Maria, …, è necessaria dovunque sia arrivata l’economa industriale.    

Così intesa la valuta determina la possibilità stessa di un dinamismo2 di essere forma seppur “solo” forma fenomenica, ossia forma di un’azienda specifica. PROPRIO PER QUESTA SUA PROPRIETÀ di essere intermediaria della forma economica è attraverso la valuta che è possibile dirigere l’azione costruttiva degli altri esseri umani convogliandola in direzione vitale e vitalmente operante.    

Il Mercato, quello sano3, diviene così la soddisfazione dei bisogni funzionali alla costruzione sociale e la moneta il suo strumento    

Fig16: schema generale del mercato

 

     

Qual’è il fine del mercato?     

Il mercato attiva la produzione delle risorse materiali per costruire la Realtà Storica, quando servono, come servono, nel momento in cui sono necessari. Il Mercato per sussistere non ha altro mezzo che realizzare il fine proprio dell’intera Realtà storica Profana: costruire una società vitale e vitalmente operante. Il mercato lo fa attivando le sue caratteristiche proprie, quella di essere mezzo universale per il controllo dell’economia reale, ossia quella caratteristica che realizza il controllo attraverso un “supermercato” , quando un individuo è di fronte alle scatolette.    

Cosa fa un individuo (non importa se si tratta di una azienda o di una famiglia) di fronte alle scatolette? In che modo sceglie?     

fig17:la Realtà Storica Profana esiste in quanto genera Vita

 

L’individuo, consapevolmente o no, sceglie come costruire la Realtà Storica profana. L’individuo è vivo, è un ente dinamico che deve mantenere vivo ed alimentato il suo dinamismo vitale in funzione della vita. Per poter poter costruire egli deve poter “comandare” alla realtà storica profana, in termine tecnico si dice che egli deve essere “forma” della stessa realtà, ed egli deve costruirla verso la Vita. La sua possibilità di essere forma in un determinato istante è detta “capacità formale”.    

Quali strumenti ha l’individuo in questione per poter mobilitare la realtà storica in funzione della vita?     

fig18:la capacità di essere forma di un individuo si esercita attraverso l'amore o il denaro

 

L’amore e il denaro. L’individuo ha la necessità di essere forma, ma la sua necessità si esplica in modi diversi. Lo possiamo vedere facilmente: non c’è bisogno di pagare un padre e nemmeno una madre per effettuare lo stesso servizio per cui paghiamo una maestra d’asilo4. L’uomo può agire direttamente sulla società attraverso comportamenti socializzanti o “acquisire” l’agire di costruttivo di altri individui attraverso il denaro.    

Tenendo la mente fissa sull’esempio del neonato riusciamo anche a capire come la necessità dell’uomo di essere forma è una richiesta di tipo ontologico. Senza un genitore che agisce da forma ed un bambino che riceve come materia la società non può andare avanti. Un bambino non è in grado di pilotare l’agire dell’economia industriale, occorrono anni e anni di studio per acquisire quella capacità di essere forma dell’economia mentre è in grado fin da subito di pilotare la vita di una famiglia. Ne deriva questo:    

1. la necessità di essere forma è intrinseca all’individuo perché la possiede fin dalla nascita e gli è necessaria per gestire i comportamenti della sua famiglia 2. come individuo devo imparare a gestire l’economia industriale perché questa è una necessità della mia sopravvivenza oggi, in questa Realtà Storica. L’estensione della capacità formale è legata al fatto di essere inserito nella Realtà Storica Profana.   

 3. É la Realtà Storica Profana ( ossia la logica che ha l’agire della comunità) che genera la necessità/capacità di essere forma per garantire la propria stessa sussistenza assieme a quella dell’individuo (genera il Tipo).   

 4. L’aumento della capacità di essere forma sulla Realtà Storica coincide con la qualità della vita .   

 5. La qualità della vita rappresenta il motore della scelta per qualsiasi individuo.    

    

Che cos’è la qualità di un prodotto?  La qualità reale di un prodotto è la sua capacità di essere strumento per il dinamismo di un individuo. Il dinamismo di un individuo non è altro che il processo attraverso cui l’individuo aumenta la propria capacità di essere forma (capacità formale) sulla Realtà Storica. Poiché la qualità della vita e la capacità formale coincidono, in pratica la qualità di un prodotto è tale quando ha la capacità di essere strumento nell’innalzare la qualità della vita.   

Attraverso quali criteri si effettua la valutazione tra due modi di agire?     

Il criteri per la valutazione di un prodotto sono due    

la caratteristica di strumento per l’agire vitalmente operante che possiede il prodotto    

l’economicità del suo acquisto    

in altre parole il criterio è il rapporto qualità-prezzo.    

..    

É quel criterio che si usa sempre di fronte ad un prodotto, che si usa anche in un supermercato di fronte alle scatolette di Baccalà., ma si tratta dello stesso criterio che usiamo per fare la scelta di uno studio dentistico di fiducia.    

Non dobbiamo dimenticare però che, contemporaneamente al rapporto qualità prezzo, agisce la prima caratteristica ontologica in grado di garantire il dominio sulla Realtà Storica, caratteristica che abbiamo definito amore, termine generale ma inusuale in qualsiasi processo economico.    

L’amore nel campo dell’agire umano ha molti nomi che ne distinguono i vari livelli, amore, amicizia, simpatia fiducia,… Di fronte alla necessità di dover scegliere tra l’agire diversi individui di natura super personale ( quale è la scelta di uno studio dentistico da parte di un paziente), questa necessità di amore si preciserà come “sintesi altruica5”evidenziandosi nella pratica quotidiana come necessità di “rapporto umano” , di “cortesia del personale” di “professionalità”.    

Assieme al rapporto qualità-prezzo la sintesi altruica determina la nostra scelta. La sintesi altruica genera infatti quel fenomeno conosciuto come ”fidelizzazione” del cliente.    

Rivediamo il percorso fatto osservando la realtà Mercato con gli occhi del compratore. Il criterio primario che attiva lo scambio di Mercato è quello di acquisire gli strumenti per “dominare” in senso vitale e vitalmente operante quell’insieme di agire umano che chiamiamo Realtà Storica Profana. Questo “dominio” avviene attraverso la possibilità di coordinare l’agire umano degli altri verso la propria salvezza. Questa possibilità di coordinare l’agire degli altri è dato dalla “sintesi altruica” (amore nei suoi vari livelli) con tutte le strutture che interagiscono direttamente con noi, oltre che dal denaro, in grado di mobilitare la realtà storica di tipo economico che vive su scambi di azioni che si operano a distanza6. Ciò che oggi noi chiamiamo prodotto non è altro che uno strumento che ci serve a realizzare il dominio sulla realtà storica profana, dominio che per me compratore è sinonimo di Qualità della Vita. I criteri sinora individuati e che muovono il mercato sono la sintesi altruica e il rapporto qualità-prezzo in funzione della vita.    

In che modo il prezzo di un prodotto è legato alla capacità formale?     

Il risparmio mantiene la capacità formale necessaria all’individuo. In questa società sorretta dall’economia industriale la sicurezza e la capacità di sopravvivenza dell’individuo dipendono dall’aumento della sua capacità di essere forma. La riduzione del costo di un bene mi consente di mantenere la disponibilità di moneta, che abbiamo visto essere il motore dell’economia attraverso il mercato. Poiché mobilitare l’economia a nostro favore è essenziale anche per la salvezza materiale dell’individuo, nella società industriale il risparmio incide direttamente sul lato salvifico dell’agire umano.    

Il rapporto qualità-prezzo è quindi l’espressione dell’acquisizione della capacità formale. Il Mercato deve generare questo tipo di Risparmio.    

Chi genera la moneta del compratore necessaria allo scambio di mercato?     

fig22:la massa monetaria totale è legata al volume totale dei compratori necessari a sostenere l'economia.

La moneta necessaria è generata dal profitto aziendale. In questa società industriale dove lo scambio a distanza è d’obbligo la moneta disponibile è necessariamente generata dal profitto di un’azienda/ente. Nessuna azienda può mantenersi se non ha di che pagare i suoi operai e i suoi operai non sono altro che i compratori. La disponibilità di denaro necessaria per pilotare il lato economico della Realtà Storica Profana vive sulla possibilità che le aziende generino profitto. L’azienda,e più in generale l’economia, “produce” perciò compratori oltre che al prodotto specifico che essi devono comprare.    

É questa la funzione ultima del Mercato: essere strumento delle Aziende che generano profitto aumentando la capacità formale degli individui che si realizza aumentando la sintesi altruica che a sua volta si attua riducendo il costo degli strumenti necessari ad essi per costruire la realtà Sociale. Nell’equilibrio tra questi fattori consiste la sua funzione di bilanciamento. La capacità formale, ricordiamo infatti, è data dalla somma tra la capacità di essere forma sintesi altruica e denaro    

Quali sono le caratteristiche dell’economicità propria dell’Economia industriale?    

Sintesi Altruica, Risparmio e Profitto. L’economicità, caratteristica delle Rivoluzione Industriale, ha per il compratore lo scopo di mantenere la sua capacità di essere forma sulla Società.    

Per farlo l’economia deve contemporaneamente    

Deve generare un aumento della sintesi altruica nella società.    

fornirmi ad un prezzo più basso gli strumenti che mi sono necessari a costruire la Società. Questo è il significato di Risparmio in senso ontologico.    

Deve permettere alle aziende di mantenere stabile il loro Profitto per generare la presenza di moneta, il mezzo per pilotare a mio favore l’industrializzazione.    

Tutto questo viene regolato concretamente, nella vita di ciascuno, attraverso il Mercato.    

la produttività sviluppa e blocca il Mercato    

Come si realizza un minor costo tanto per gli imprenditori quanto per i consumatori?    

Il minor costo si realizza attraverso l’economicità metafisica che riduce il numero delle persone necessarie alla produzione di quel prodotto. La necessità ontologica di generare risparmio e profitto nello stesso tempo, su uno stesso prodotto sembrerebbe un’impossibilità logica ed invece si può realizzare attraverso l’aumento della produttività7. La diminuzione dei costi produttivi (costo marginale) consente contemporaneamente a me di aumentare il profitto e al compratore di risparmiare. Questo aumento di produttività a livello di Realtà Storica Profana, però, riduce gli occupati o il loro stipendio in modo tale da contrarre il Mercato e questo da origine al paradosso della produttività perché blocca la contemporanea “produzione” di consumatori che regge il Mercato.    

La produttività è una caratteristica ONTOLOGICA della Rivoluzione Industriale e quindi ineliminabile ma porta con sé effetti collaterali.    

Quali effetti ha la produttività?    

La produttività ha due effetti contemporanei ed opposti    

1. Aumenta i posti di lavoro. Sviluppando il profitto, spinge ad aumentare la produzione, in questo modo sviluppa l’economia industriale, quindi aumenta i posti di lavoro che a loro volta rendono disponibili altre risorse di tipo monetario. Questo effetto di “espansione libera” si ha esclusivamente per la produzione di beni necessari8.    

2. Diminuisce i posti di lavoro. Una volta raggiunta la saturazione del mercato (ossia ciascuno possiede già i beni necessari), a livello di Realtà Storica Profana l’aumento di produttività diminuisce i costi per unità di prodotto (costi marginali) eliminando persone dal ciclo produttivo. Questa eliminazione riduce il numero di compratori deprimendo la domanda ma rende disponibile Tempo.    

Come funziona il paradosso della produttività?    

Il “paradosso della produttività” è la funzione ONTOLOGICA del mercato che produce un aumento o una riduzione degli scambi attorno ad una costante dinamica di sviluppo vitalmente operante. La mancanza di beni necessari provoca un aumento del dinamismo costruttivo economico, la presenza di questi beni una riduzione. La saturazione del mercato di questi beni unita ad una riduzione dei costi di produzione, infatti,implica una riduzione di personale e questo blocca l’approvvigionamento di moneta da parte del consumatore che viene ad aumentare il Tempo disponibile ma non ad aumentare la Moneta.    

Una volta raggiunta la saturazione l’aumento di produttività necessaria alle aziende per essere presenti nel Mercato diviene veleno per l’espansione del Mercato perché riduce le possibilità di acquisto del consumatore.    

Mancando l’acquisto l’Economia mondiale deve ridurre il suo dinamismo stabilizzando la sua attività.    

Che cos’è il paradosso della produttività?    

É il sistema di auto regolazione ontologica (o controller di fase) socio-economico che per sua natura limita lo sviluppo industriale ai beni necessari mantenendo nella sobrietà materiale, ma nella ricchezza reale, lo sviluppo materiale dell’umanità. Esso presuppone però lo sviluppo organico dinamico dell’intera Realtà Storica, in particolare della Realtà Storica Profana    

Come si risolve il paradosso della produttività?    

Il paradosso si risolve aumentando la capacità formale dell’individuo nella sua terza valenza, la sintesi altruica. É più ricco un genitore a cui è necessario affidare il proprio figlio alla scuola materna o uno che lo può allevare direttamente? La ricchezza NON é il possesso di denaro, RICCHEZZA é il possesso della Capacità Formale nella sua interezza. Il dominio sulla Realtà Storica Profana è garantito dalla capacità formale che si attua contemporaneamente attraverso l’amore e il denaro. L’aumento della produttività fa diminuire la disponibilità di denaro e quindi, per mantenere costante la capacità formale occorre aumentare la sintesi altruica. Aumentando la sintesi altruica del sociale si genera la giusta domanda di beni necessari.    

Per far questo però occorre lo strumento, occorre cioè    

una scienza economica che si fonde con quella sociale. Possiamo visualizzare questa fusione immaginando l’equazione generale del PIL che tiene conto anche degli effetti sul sociale.    

occorre che il Mercato, che è la sutura ontologica tra società ed economia, occorre che il Mercato come è nella sua natura regoli l’aumento della produttività all’aumentare della sintesi altruica.    

Questa è la strada, vediamo come è possibile percorrerla    

Conclusione e ripartenza    

Il nostro obbiettivo è individuare il Tipo, ossia le regole ontologiche dello sviluppo economico sociale che stanno alla base del “nuovo” Modello di Società. É il Tipo la base di ogni strumento. La realizzazione del “nuovo” modello richiede l’individuazione di nuovi sistemi di controllo    

1- l’agire è generato dalla vita e vita deve generare, nessuna attività umana può sussistere nel lungo periodo senza questa ciclicità    

2-l’agire profano fa parte di questo ciclo    

Per ora limitiamo la nostra osservazione all’agire profano, “dimenticando” quello religioso. Nella sua totalità l’agire umano non religioso costituisce ciò che chiamiamo Realtà Storica Profana e che appare costituita da due grandi raggruppamenti ciclici dell’agire, quello il cui compito è costruire la società e quello deputato invece alla produzione delle risorse materiali, l’agire economico.    

3- la sutura ontologica tra agire costruttivo dell’economia e quello costruttivo della società si chiama Mercato    

L’agire sociale ed economico sono collegati dal Mercato. Il Mercato è una struttura dell’agire che ha acquisito una grandissima importanza con l’avvento della economia industriale. Mercato è il nome che diamo alla sutura tra i cicli che regolano l’agire economico e quelli che sostengono l’agire sociale. Il mercato è lo strumento che ogni singolo uomo utilizza per governare a proprio favore l’agire dell’economia industriale.    

4-Nella Società industriale sopravvive chi è in grado di coordinare l’agire degli altri.    

Possiamo affidare il nostro bambino all’asilo nido o accudirlo direttamente. Come vediamo da questo esempio esistono due vie per essere forma dell’agire della realtà: quella diretta che sorge tra bambino e genitore che chiamiamo amore (nelle sue varie sfumature) e quella indiretta che governa l’agire delle persone a distanza. Queste due vie garantiscono il “dominio” sulla Realtà Storica Profana    

5- lo strumento del Mercato è il denaro    

Il denaro o i suoi derivati sono necessari. In un’economia industriale dove spesso i produttori sono dall’altra parte del mondo, il denaro è lo strumento necessario per realizzare il Mercato e quindi la sutura ontologica tra agire sociale ed economico.    

6- Il Mercato è lo strumento per garantire ad ogni singolo uomo la possibilità di governare la Realtà Storica Profana    

La salvezza dell’uomo profano dipende dalla sua capacità di essere forma della Realtà Storica Profana.    

Può essere forma    

1. attraverso l’amore che muove la costruzione diretta della società    

2. attraverso il denaro che muove l’economia industriale.    

La sua sicurezza è perciò tanto maggiore quanto più “possiede” dei due fattori. Quando agisce come compratore a sua azione tenderà quindi a conservare la maggior quantità possibile di denaro, mentre quando agisce come imprenditore la sua azione economica tende a raggiungere il massimo profitto. Risparmio e Profitto due aspetti dello stesso problema.    

7- La produttività ( economicità metafisica) è l’unico modo di raggiungere contemporaneamente risparmio per l’azione di consumo e profitto per l’azione produttiva    

La produttività dell’impresa ha un fondamento ontologico, e muove l’economia. La produttività è in funzione della Qualità della Vita. Questa produttività combinata con il Mercato porta però con sé un’auto-regolazione ontologica della realtà verso la sobrietà    

8-il “paradosso della produttività” è il regolatore ontologico che mantiene il corretto rapporto tra sintesi altruica, risparmio ontologico sociale, profitto per le imprese    

La mancanza di beni necessari fa aumentare la produttività ed espandere l’azienda, la saturazione dei beni necessari (vedi nota nel testo) blocca l’espansione dell’azienda attivando la terza forma di “dominio” sulla Realtà Storica Profana, la Sintesi Altruica.    

Oggi non funziona così, perché fino ad oggi abbiamo spinto l’espansione industriale alterando questo “controller di fase” che tuttavia esiste ed è ineliminabile.    

Si tratta di capire come tornare indietro dalla situazione in cui ci siamo cacciati proprio alterando questo regolatore ontologico.    

Ripartenza: una nuova equazione per una nuova economia    

Abbiamo la presunzione dei non aver inventato nulla, questo è il vanto di ogni metafisico realista e di ogni scienza del reale. Ma la metafisica che non si cala nel reale è una perdita di tempo. Occorre però approfondire ancora e tradurre i termini metafisici (regole che costituiscono il Tipo di Società) in termini matematici in modo da consentire la riprogettazione dell’economia industriale come parte dello sviluppo sociale, così come l’Economia è stata fin dal primo momento.    

A presto con la terza parte

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Autore: Redazione 25 aprile 2024
Il filosofo o lo studioso che si occupa di realismo integrale diviene di necessità anche un apostolo, perché l’impegno con l’essere della realtà storica lo rende persuaso della necessità della cultura-conoscenza come via necessaria all’azione politico-sociale [1] . E’ con questo spirito che mi accingo da filosofo non accademico a ripercorrere, con gli adeguati riferimenti bibliografici, i contenuti della relazione che ho tenuto un po’ a braccio il 21 marzo 2024 alla Pontificia Università Salesiana in occasione del convegno “ Tommaso Demaria: uno sguardo organico-dinamico sulla storia e sulla società .” L’essere della realtà storica appena accennato ci introduce al tema essenzialmente nuovo inaugurato da don Tommaso Demaria, essenzialmente diciamo ma non fenomenicamente poiché da questo punto di vista l’intuizione di molti ricercatori, per quanto non ancora riflessa a sufficienza, ha condotto molti a rendersi conto che il mondo in cui viviamo appare come una realtà globale, unitaria, interconnessa e in grado perciò di muoversi secondo logiche proprie e inesorabili che sfuggono perfino al controllo dei singoli potenti di turno. Discipline come la sociologia, la psicologia, le scienze dell’organizzazione ma anche la stessa economia rilevano da anni il fenomeno, tuttavia ancora manca alla cultura dominante una visione completa capace di dar conto di tutti gli aspetti in campo: materiali, relazionali, spirituali e metafisici. Lo scopo di questo discorso è quindi quello di stimolare una coscienza intorno all’essere della realtà, perché prima di agire occorre pensare e prima di pensare occorre essere, rendersi conto di essere e di vivere accanto ad altri esseri, perché l’essere precede l’agire non solo personale ma anche comunitario. Il percorso si articola in cinque passaggi che sono invero cinque domande: Di quale essere stiamo trattando? Una società ateo-materialista è in grado di prosperare o almeno sopravvivere? Cosa sono il pensiero unico, i grandi resets e il nuovo ordine mondiale di cui tanto si sente parlare? La ideologie sono tutte negative come tali oppure si deve tener conto del loro contenuto di verità? Possiamo indicare delle vie concrete? Sembra la prima una domanda fuori tempo massimo: a chi può mai interessare oggi un discorso sull’essere o sulla vita? La società liquida con i suoi deliri ha fatto evaporare ogni punto di riferimento stabile, ogni riscontro oggettivo: tutto cambia, tutto muta, tutto scorre, al più si può dire che tutto l’essere è il divenire stesso. Eppure la nebbia di una cultura nichilista pervasiva e invadente come quella moderna (per non dire modernista) non riesce a sopire completamente l’esigenza di essere, di senso e di significato che si scopre ancora incardinata nel cuore di ogni uomo. L’esperienza quotidiana carica di problemi enormi e di enormi opportunità ci catapulta nostro malgrado in un fluire di vicende storiche che non riusciamo a dominare e nemmeno a capire ma che in qualche modo contribuiamo a generare; il mondo va avanti anche con il nostro spesso inconsapevole sostegno e con logiche proprie; le leve del comando sono impersonali, occulte, segrete eppure reali, assegnate in modo oscuro ma lucido a guide concrete ma provvisorie e solo funzionali al perpetrarsi di un mondo che in fondo non vogliamo: la guerra torna a bussare inaspettata alla nostra porta. In questa profonda esigenza di essere, legata ad un perenne senso di malessere per un mondo che non capiamo, assume di nuovo un valore epocale tutta la riflessione di Demaria sulla Realtà Storica, tornando così potente, attuale e anzi necessaria. Quella che un tempo fu l’intuizione di un geniale metafisico oggi è esperienza concreta di molti uomini: la realtà storica appare davvero come un essere capace di vivere a agire a titolo proprio. La portata di questa intuizione comporta la richiesta teoretica di un’adeguata giustificazione: non ci può bastare il solo dato fenomenico anche se ormai di per sé evidente. Giustificazione che però non è possibile affrontare qui, ci basti per ora solo rilevare che alla griglia degli esseri oggetto della metafisica tradizionale e cioè l’uomo, la natura e Dio vi si aggiunge appunto anche l’essere della realtà storica che diventa tale, secondo il salesiano, a partire dalla rivoluzione industriale, imponendosi per di più come organismo dinamico vivo e perciò capace di vivere a agire a titolo proprio. [2] Sono affermazioni importanti che suscitano curiosità ma anche timori: se la realtà storica vive agisce a titolo proprio dove va a finire la libertà umana? La libertà, proprietà inalienabile della natura umana, è un bene prezioso e un dono esclusivo che ogni uomo e anche ogni società hanno ricevuto per scegliere cosa fare di sé stessi. Essa è talmente necessaria che la realtà storica come tale la esige a livello essenziale anche se purtroppo a livello esistenziale può accadere ed accade di fatto che la storia, animata da logiche contrarie al suo vero dover essere ontologico, finisca per negarla, reprimerla o falsarla, assoggettandola a scelte mortifere anziché vitali. Così avviene che se la realtà storica assume logiche contrarie alla sua vera natura e ciò avviene proprio in ragione della libertà umana, anche la comprensione di tutti gli altri esseri ne risulta influenzata e perfino deformata: la persona diventa fluida oppure un ingranaggio, la natura sfruttata o divinizzata, il Dio Creatore rifiutato o umanizzato, con enormi conseguenze sul piano dell’agire collettivo. Comprendere il vero dover essere della realtà storica diventa perciò imperativo decisivo proprio per poter orientare alla convivenza libera e funzionale la vita di miliardi di persone. Il negare questa prospettiva ci espone nostro malgrado ad un agire inconsulto e senza prospettiva e a lasciarci dominare dalla logica bruta di una materia orfana della forma vera, materia che per surrogazione finisce per alienare sé stessa nel ruolo di forma in una prassi senza senso perché in fondo senza retta dottrina, come direbbero i metafisici realisti di un tempo. Per questa via gli stessi cristiani e gli uomini di volontà buona [3] (cioè volontà orientata al bene) vanno a servire inconsapevoli la costruzione della società fondata sul materialismo che, secondo il salesiano, è l’anticamera dell’ateismo prima ontologico e poi religioso [4] . A questo punto qualcuno potrebbe obiettare che in fondo questo non è necessariamente un male, in fin dei conti anche le società ateo-materialiste, che sono quelle ormai realmente esistenti, possono funzionare se non bene almeno in modo accettabile. L’evidenza storica ci palesa tuttavia senza sconti che non è così e con questa affermazione iniziamo a rispondere alla seconda domanda. Gli “organismi mostro” incarnati dai sistemi capitalisti e comunisti e dai loro discendenti modernisti, fondati sull’assoluto ateo-materialista e così denominati da Demaria nel suo lungimirante testo La società alternativa [5] , stanno manifestando di nuovo oggi la rinnovata ferocia delle loro false premesse. In qualche modo essi vivono sempre a scapito di qualcos’altro: la natura, i poveri, la libertà, Dio stesso. E se queste società potessero anche risolvere (ma non possono!) gran parte dei problemi materiali che ci affliggono, resterebbe strutturalmente irrisolto il senso dell’esistere umano che fatalmente, rinchiuso nell’alveo della materia bruta, si tradurrebbe in un dramma suicida invece che in un’epica maestosa. E’ in questo clima illusorio che oggi si discute molto di pensiero unico, di grande reset, di nuovo ordine mondiale . Intanto mi viene da chiedere, perché cancellare tutto? Forse perché siamo talmente pieni di debito economico a livello mondiale che solo la sua cancellazione, con l’aiuto magari della guerra, può permettere di ripartire? E un’ipotesi che mi pare folle ma anche brutalmente realistica. Il martellamento mediatico proveniente da sponde spesso opposte ci dice altresì che non c’è una sola idea di “reset”, né una sola proposta di “pensiero unico”. Ce ne sono varie e in concorrenza tra loro, che si accusano a vicenda di complottismo, di seduzione, di violenza: capitalismo green, socialismo arcobaleno, socialismo capitalista, imperialismo misticheggiante (se non direttamente ateo-materialista almeno con un errato rapporto spirito/materia). Sono tante le prospettive di “Unico Ordine Mondiale” che si propongono come salvifiche. Ma tutto questo non è una novità , ciò che è cambiato sono solo le etichette, i nomi, le parole, ma la realtà che sottendono è sempre la medesima, quelle esplicitata dal nostro Demaria. L’esigenza di un nuovo ordine mondiale e di pensiero unico non sono che la riedizione aggiornata di quella pletora di ideologie, pseudoideologie e paraideologie che dalla rivoluzione industriale in poi cercano di dare un ordine al caos di una prassi diventata dinamica. Esse si scontrano, si fondono, si camuffano in un susseguirsi di morti e rinascite fino ad arrivare all’esito forse finale, denunciato da Benedetto XVI dell’ideologia del relativismo, che tutte le nega ma solo in fondo per affermare sé stessa, la più dogmatica. Ecco che quelle moderne, afferma Demaria, non sono più solo lotte fra popoli o nazioni ma lotte fra ideologie o meglio lotte fra ideoprassi. E in questa lotta reale per prevalere l’una sull’altra manifestano anche il loro tratto comune che le identifica e le inchioda: sono tutte prassi ontologicamente ateo-materialiste! Le uniche, ed è la storia a dirlo, che sono state in grado di portare l’umanità fin sull’orlo dell’auto-distruzione attraverso soprattutto la possibilità, oggi tornata concreta, della terza guerra mondiale nucleare. Eppure non si può fare a meno di una ideologia, cioè di una visione organica, integrale e coerente della vita umana che sappia coordinare l’agire di miliardi di persone; l’alternativa ad una qualche forma di ordine, ad una sorta prassi razionalizzata non è che la prassi selvaggia e il caos [6] . E’ stato questo l’intento della vita di Karl Marx ma anche dello stesso Adam Smith e di altri studiosi: scoprire la logica interna della storia. E cosa hanno concluso? Che la storia è materia che diviene o natura che evolve e che il cuore di questo divenire è l’economia la quale così è stata assunta non solo come base materiale della società ma anche come sua principale base spirituale. Analisi insufficiente, colma di pregiudizi, guidata da strumenti metafisici inadeguati, per cui è stato subordinato o separato lo spirito dalla materia e strutturalmente negata la soprannatura a favore della sola natura: direttamente attraverso la persecuzione violenta diretta o indirettamente attraverso la seduzione e l’occupazione di spazi e tempi. Secondo il nostro salesiano, il loro errore come quello di molti che li hanno seguiti e riaggiornati è stato proprio quello di aver posto come base spirituale della società una base che è solo materiale, l’economia appunto e di aver completamente o anche solo parzialmente ignorato il valore ontologico degli enti naturali a partire dall’uomo. Di qui l’ambizioso proposito del sacerdote piemontese di scoprire il vero logos nascosto all’interno della realtà storica. E’ questo un passaggio decisivo da comprendere profondamente: l’approdo al vero Assoluto della storia riconosciuta come realtà non è la composizione ordinata di un insieme di valori etici scelti in modo arbitrario, né il risultato di una rivelazione religiosa e nemmeno l’applicazione di una qualche dottrina costruita a priori a tavolino, è invece l’esito di una indagine metafisica rigorosa, coerente e completa che a partire dal dato di esperienza storico ci porta per esplicitazione, cioè attraverso una sorta di mostrazione [7] aristotelica, a scoprire il dover essere ontologico della realtà storica, dover essere che Demaria chiama tecnicamente essenza archetipa [8] . Questa ricerca del vero logos comporta inevitabilmente il confronto con la verità, la sua comprensione e la sua accettazione con tutti i rischi che questo comporta: la verità è più grande, nessuno possiede la verità, la verità bisogna servirla etc… Tutte espressioni che “i prudenti” giustamente manifestano per sottolineare la portata del problema ma che non lo risolvono anzi talvolta lo acuiscono cedendo spesso anche senza disputa alle “verità” sostenute da altri. A tal proposito Demaria infatti scrive: “ non si tratta né di una contrapposizione manichea, né di un accaparramento trionfalistico della verità. La verità bisogna servirla, ma per servirla bisogna conoscerla e riconoscerla […] non c’è insulto peggiore alla verità che rinnegarla o misconoscerla, col pretesto antitrionfalistico, di chi vi contrappone il proprio io con il sofisma dell’eterna ricerca ” [9] . Prosegue il Nostro: “ Oggi si preferisce il fare al pensare. Più che alla verità, che con falsa umiltà si proclama di «non possedere», si crede all'attività, ad un qualsiasi attivismo, riassorbito nell'attività personale con un totale rifiuto della sua rifusione razionale e cristiana nella prassi, anche se poi la presunta attività personale viene abbandonata alla deriva di tutte le prassi [10 ] .” E ancora: “ il discorso sulla verità oggi è impopolare. Si prova una certa nausea esistenzialista e pseudodemocratica nei suoi confronti. Si ha l’impressione o la convinzione che la verità sia diventata sinonimo di dittatura intellettuale, mentre l’errore sarebbe sinonimo di libertà e democrazia. [11 ] ” Richiami forti quelli demariani ad un impegno intellettuale coraggioso che pur nell’umiltà dell’approccio, teso ad evitare la tentazione arrogante di una saccenteria intellettuale, inclina deciso alla sfida della ricerca metafisica realistica integrale, opponendosi così alla non meno grave tentazione di una pusillanime rinuncia a priori. Ma quale può essere il criterio per individuare l’ideoprassi vera , il logos nascosto nel libro della storia che completa quello del libro della natura? [12] E’ questo se ricordate il quarto quesito proposto all’inizio. Demaria risponde schiettamente a questo interrogativo: “ Il problema della verità dell’ideologia si pone alla sua radice. Passa dalla prassi all’ideologia; dall’ideologia alla metafisica; e da una metafisica qualsiasi a una metafisica dinamica. Con ciò torna il problema di fondo: qual è la verità? Qual è la metafisica vera? […] la metafisica dinamica falsa è quella che genera un’ideologia ateo-materialista come anima della prassi; e la metafisica dinamica vera è quella che genera una ideologia come anima della prassi, non ateo-materialista […] che equivale all’affermazione dell’assoluto teo-spiritualista [13] ”. Sembra un continuo rimando ma di fatto non è possibile individuare l’assoluto vero della realtà storica, cioè quello teo-spiritualista, senza un’adeguata metafisica che per Demaria non può che essere la metafisica realistico integrale, ogni altra metafisica dinamica invece conduce all’assoluto ateo-materialista anche se a professarla è un credente, e quand’anche una metafisica dinamica non realista volesse escludere l’approdo ateo-materialista si fermerebbe a metà strada o peggio trascinerebbe alla meta che credeva di rinnegare [14] . Dai frutti conoscerete l’albero è l’insegnamento che porta a questa certezza. Ma per quale ragione è proprio quello teo-spiritualista l’assoluto vero della realtà storica? Qui il discorso giunge al suo compimento e trova la sua trattazione piena nel secondo dei tre volumi della trilogia. La constatazione è che la Realtà Storica è un ente vivo la cui forma non può che essere viva, una forma materiale inerte infatti non potrebbe che essere morta e restare morta. Forma viva e anche libera. Le uniche forme con queste caratteristiche sono la forma umana e quella divina, ma la forma umana non può che animare enti dinamici fenomenici e contingenti e non può in alcun modo rendere conto né di sè stessa, né di tutta la realtà creata. L’immediata e spontanea percezione metafisica dell’essere creaturale , a partire dal proprio io, è invece l'esperienza prima che mostra ad ognuno la propria insufficienza ad esistere da sè e rimanda quindi in modo razionale alla necessità dell'esistenza di Dio Creatore [15] ; senza questo fondamento trascendente tutto l’impianto metafisico realistico integrale fin qui presentato, resterebbe privo del necessario Garante [16] . L’unica forma viva perciò capace di dominare tutta la realtà passata, presente e futura sia naturale che storica non può che essere una forma divina; forma divina che per poter dominare la storia rispettandone la libertà deve poter agire anche dal di dentro e perciò essere ad un tempo non solo trascendente ma anche immanente, da cui l’approdo metafisico all’assoluto teo-spiritualista [17] . Ciò comporta in prima battuta per la forma sociale vera i tre presupposti negativi della non subordinazione dello spirito alla materia, della non separazione dello spirito dalla materia e della non separazione della natura dalla soprannatura [18] e in seconda battuta i suoi presupposti positivi e cioè la sua universalità, necessità, assolutezza e attualità [19] . Ho delineato in estrema sintesi il percorso filosofico demariano cui appartengono conseguenze pratiche impressionanti, la più importante delle quali è questa: senza adeguato strumento metafisico è impossibile mobilitare nella storia l’ideoprassi vera, non è cioè possibile la costruzione di una convivenza umana veramente funzionale. La metafisica assume così il suo valore concreto postulato nell’ultimo dei quesiti che ho posto all’inizio di questo lavoro. La prima, concreta e vitale esigenza è per questo motivo la formazione permanente di metafisici realistico integrali capaci di indirizzare la costruzione della società e per ciò è necessario e non più rimandabile una cattedra universitaria specifica di metafisica realistico integrale e a cascata di ideoprassiologia. Per questa via anche politica ed economia troverebbero il loro metodo e gli operatori economici, a partire dagli imprenditori, guide sempre più adeguate. La piramide dei bisogni materiali, relazionali e spirituali soprannaturali individuata anche dai più acuti economisti [20] , riceverebbe una solida pezza d’appoggio metafisica con il giusto indirizzo per evitare perniciose deviazioni verso false sirene progressiste o di contro verso ristagni statici economicamente insostenibili e impotenti a resistere al costruirsi dinamico della storia. La cultura della vita (statica e dinamica), della famiglia stabile, degli autentici valori umani, del rapporto oggettivo con le altre religioni, della libertà a servizio del bene, della persona come cellula viva attiva del corpo sociale, dell’autentica convivenza umana pacifica a livello universale avrebbero non solo diritto di esistenza sul piano culturale ma anche un concreto efficace rilancio. [1] T. Demaria, 2° Vol.,Metafisica della Realtà Storica, Ed. Costruire, Bologna 1975, p. 188. [2] T. Demaria, Metafisica e Metodo, da raccolta articoli rivista Nuove Prospettive. [3] S. Fontana, La sapienza dei medievali, Fede&Cultura, Verona 2018, p. 134 [4] T. Demaria, La Società Alternativa, Ed. Il Segno, Verona 1982, p. 15 [5] T. Demaria, La società Alternativa, ed. Il Segno, Verona 1982, p.19 [6] T. Demaria, Cristianesimo e realtà sociale, Ed. Villa Sorriso di Maria, Varese, 1959, p.47: “cosa è l’idelogia: è la visione dinamica, sintetica e concreta della vita e del mondo che si traduce nella teoria della pratica e nella pratica della teoria!” [7] G. Reale, Guida alla lettura della metafisica di Aristotele, Laterza Bari, 2004, p. 33 [8] T. Demaria, 1° Vol. Ontologia realistico-dinamica, Ed. Costruire, Bologna 1975, p. 165 [9] T. Demaria, 5° Vol. Sintesi Sociale cristiana, Ed. Costruire, Bologna 1975, p. 12 [10] T. Demaria, 5° Vol, Sintesi Sociale Cristiana, Ed. Costruire, Bologna 1975. p. 407. [11] T.Demaria, 4° vol. L’ideologia cristiana, Ed. Costruire, Bologna 1975. p. 232 [12] T. Demaria, Sinossi 1984, dispensa convegno Roma, 1984, p.10 [13] T.Demaria, 4° vol. L’ideologia cristiana, Ed. Costruire, Bologna 1975. p. 234 [14] Ivi, p. 235 [15] T. Demaria, 2° Vol, Metafisica della realtà storica, Ed. Costruire, Bologna 1975, p. 200- G. Zamboni, La persona umana, Vita e Pensiero, Milano 1983, p. 485 e 487. [16] T: Demaria, La società alternative, ed. Il Segno, Verona,1982, p. 18 [17] Ivi, p. 226 [18] T.Demaria, 5° vol. Sintesi sociale cristiana, Ed. Costruire, Bologna 1975. p. 272 [19] T.Demaria, 5° vol. Sintesi sociale cristiana, Ed. Costruire, Bologna 1975. p. 278 [20] Si veda relazione del prof. Zamagni in https://www.nuovacostruttivita.it/quali-scienze-sociali-per-il-cambiamento-depoca in occasione del convegno online di Nuova Costruttività, il 20 ottobre 2022: Quali scienze sociali per il cambiamento d’epoca.
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